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Greve in Chianti, 17 settembre 2005 - A differenza delle preoccupazioni che riguardano molti ambiti del tessuto produttivo italiano la grappa è, senza ombra di dubbio, un comparto che gode complessivamente di buona salute e che si conferma una produzione di punta del made in Italy, non solo agroalimentare. Tale assunto è dimostrato, in primo luogo, dalla forte crescita dei volumiprodotti, passati nel quadriennio 2000-04 da 103 a 128mila ettanidri. Un incremento che, almeno in parte, è da imputare anche alla necessità di andare incontro alla crescente domanda di grappa invecchiata da parte dei consumatori (si stimano per il 2004 quantitativi superiori ai 6mila ettanidri di grappa destinata all’invecchiamento). Inoltre, i consumi testimoniano la solidità del settore attraverso un trend di crescita costante, soprattutto se confrontato a quello di altri superalcolici, più legati a mode e a crescite spesso passeggere. Sulla base dei dati di riscossione delle accise sull’alcool relative alla grappa, si evidenzia come le quantità immesse al consumo siano cresciute dai circa 94.700 ettanidri del 2000 fino ai 101.400 del 2004, quantità peraltro “frenate”, nell’ultima annualità, dall’aumento delle accise unitarie, passate da 645,37 a 730,87 €/ettanidro. Un valore che si traduce in un quantitativo di circa 25,3 milioni di litri di grappavenduti sul mercato nazionale nel 2004, comprendenti non solo la somma dei tradizionali canali di consumo costituiti dai ristoratori e dalla distribuzione (pari a circa 21 milioni di litri), ma anche la grappa veicolata attraverso negozi specializzati e vendite dirette dei produttori (che si stima essere di circa 4 milioni di litri). Ma le buone notizie non si esauriscono qui. Anche il contesto internazionale segnala un gradimento in sensibile aumento, grazie alle esportazioni che non sembrano aver avuto nessun contraccolpo dal super-euro: dopo alcune annate interlocutorie, infatti, l’export è cresciuto sia in volume che in valore, assestandosi su un livello che, tra grappa imbottigliata e grappa sfusa, ammonta a circa 5 milioni di litri (20mila ettanidri) per un valore prossimo ai 30 milioni di euro. E a crescere sono soprattutto i mercati extracomunitari, a dimostrazione di come le produzioni di qualità del food italiano continuino ad essere competitive e riscontrino un elevato appeal anche in presenza di fattori esogeni come, appunto, il rafforzamento della nostra valuta. In totale, dunque, tra mercato nazionale e mercato internazionale, i produttori di grappa hanno commercializzato nel 2004 circa 30,4 milioni di litri. Alla base dei risultati positivi vi è un tessuto produttivo formato da 135 distillerie e da più di 500 imbottigliatori che, con costanza e impegno si sforzano di comunicare i continui miglioramenti qualitativi che hanno radicalmente trasformato negli ultimi decenni la nostra acquavite di bandiera. Non è un caso, d’altronde, che i prezzi medi al consumo siano parimenti increscita, con una preferenza dei consumatori che si sta sempre più orientando verso le grappe monovitigno e invecchiate di maggior pregio. Ciò è vero sia nel segmento dei ristoratori, sia, grazie anche all’attenzione di molte catene della Grande Distribuzione, nel segmento delle vendite al dettaglio. Non ultimo, gli estimatori ed i conoscitori della grappa si stanno espandendo dal nord, tradizionale feudo del distillato, verso le regioni centro-meridionali, dove si assiste peraltro ad un moltiplicarsi di nuovi produttori. Le prospettive per il mondo della grappa sono dunque favorevoli, anche se lo scenario denota alcuni elementi sui quali i produttori nostrani e le istituzioni saranno chiamati a riflettere. In primo luogo, se una crescita verso dimensioni multinazionali è poco praticabile in una produzione come la grappa che serba nell’immagine di “artigianalità” buona parte del suo successo, un maggior coordinamento e una maggior collaborazione tra operatori nel momento di aggredire i mercati esteri sarebbe quanto meno auspicabile. In secondo luogo, la tutela della denominazione, che al momento non è messa in discussione da Bruxelles, nonostante le notizie di alcuni mesi fa che sembravano affermare il contrario, deve essere portata innanzi in tutte le sediinternazionali competenti, perché solo in questo modo possono essere combattuti i fenomeni imitativi, che nella maggior parte dei casi vanno a inficiare l’immagine costruita nel corso del tempo. Un ultimo punto importante è infine costituito poi dalle accise sulla produzione che, se continueranno ad aumentare, come già è stato previsto dal “Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale” per il 2005 e il 2006, potrebbero minare la competitività dei prodotti alcolici, con un effetto complessivo di riduzione delle vendite. |
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